Marco Sotgiu non-blog

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Il buon cittadino Liu

Liu Xiaobo9 ottobre 2010 – Il Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo è una scelta bellissima, coraggiosa e senza ombre. È il riconoscimento alla grande tradizione democratica cinese, quella che né le guerre civili né l’occupazione straniera e neppure sessant’anni di dittatura sono riusciti a cancellare.
È l’omaggio ai ragazzi della Primavera di Pechino, alle vittime di piazza Tian An Men del 1989.
Liu Xiaobo incarna oggi questa Cina invisibile ma preziosa per il destino del mondo. Non ha la grandezza di un Solzhenitsin o di un Sacharov perché i tempi sono diversi. «Oggi il suo nome è sconosciuto – ha detto la moglie Liu Xia, che è la sua voce visto che Liu è relegato in una galera – ma un giorno anche se non sarà visto come un eroe, sarà considerato come un ottimo cittadino, un esempio da seguire».
Il buon cittadino Liu, quello stesso che tornò dagli Stati uniti nel 1989 per unirsi agli studenti di Pechino, non è uno dei “ragazzi arrabbiati” di piazza Tian An Men: sulla piazza tre giorni prima della strage iniziò la più alta forma di protesta gandhiana, lo sciopero della fame, insieme alla rockstar taiwanese Hou Dejian. Erano giorni straordinari e con gli studenti più arrabbiati si schieravano a modo loro volti noti, intellettuali e gente qualsiasi.
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Scritto da marcosotgiu

9 aprile 2013 alle ore 1:47 pm

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La pazzia nucleare coreana

bomba atomica 17 settembre 2004 – Come se non ci fossero già abbastanza tensioni nella penisola coreana, adesso anche Seul si è messa a scherzare con il fuoco nucleare. Prima alcuni scienziati hanno ammesso di aver fatto esperimenti con l’uranio delle centrali atomiche nel corso degli anni Ottanta, ma per “pura curiosità scientifica”. Poi è venuta la dichiarazione di un funzionario Usa secondo cui la Corea del sud ha effettuato test anche con il plutonio.
Il governo cerca di minimizzare e in una conferenza stampa convocata in tutta fretta ha sostenuto che la quantità di materiale radioattivo usato è esigua e si è detto certo che l’Aiea (l’Agenzia dell’Onu per il controllo nucleare) “assolverà” la Corea del sud.
Intervistati ieri per le strade di Seul dalla Bbc, i sud coreani hanno dimostrato di pensarla diversamente. “Le atomiche ce le hanno tutti: la Cina, il Giappone, tra poco anche la Corea del nord. Perché non dovremmo averle anche noi?”, ha risposto un signore dall’aspetto pacifico. Gli ha fatto eco un ragazzo: ”Sarebbe l’unico modo per sottrarci alla tutela militare degli Usa”.
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9 aprile 2013 alle ore 1:47 pm

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L’odore dei gelsomini

tiananmen lego4 marzo 2011 – I ragazzi di piazza Tian An Men nel 1989 chiedevano convinti «libertà e democrazia». I ragazzi egiziani nel 2011 si “twittano” da settimane la domanda: ma che ci importa della democrazia se possiamo avere la libertà? Di twit in twit la stessa domanda cominciano a farsela anche i cinesi. Può sembrare una provocazione, un’ingenuità, perfino una bestemmia: come potrebbe esserci libertà senza democrazia? Ma è invece uno snodo cruciale del grande sommovimento che è partito dalla Tunisia e che ormai fa tremare autocrati e dittatori dall’Africa all’Asia.
Che ce ne facciamo di “questa” democrazia, di quella che americani ed europei ostentano con tanta sicurezza da aver ancora tanta voglia di esportarla? Di quella stessa che è ormai visibilmente in crisi dall’Italia al Wisconsin (dove è in corso uno scontro durissimo non solo sul budget ma sulle regole democratiche), dal Belgio senza governo all’Europa intera sull’orlo dello squagliamento.
In Cina i segnali di questa grande onda sono evidentissimi. L’ambasciata egiziana è stata per giorni circondata dalla polizia. Per proteggerla, hanno spiegato i funzionari della sicurezza. Ma proteggerla da chi? Nessuna risposta. La parola “gelsomino” è ormai censurata persino nelle canzoni («rivoluzione dei gelsomini» è il passaparola del dissenso cinese in queste settimane).
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Scritto da marcosotgiu

9 aprile 2013 alle ore 1:47 pm

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Ma che miracolo è?

31 dicembre 2010 – Sara vive in un villaggio del Kenya. Per arrivare alla città più vicina (Mogotio) deve fare due chilometri a piedi e tre ore di mototaxi. A Mogotio ci va soprattutto per ricaricare il suo cellulare, che usa per tenere i contatti con la famiglia e per sapere i prezzi delle galline sul mercato. Così riesce a mandare avanti il suo piccolo allevamento. A Mogotio – lo racconta il New York Times – lascia il cellulare nel negozio in cui lo ricaricano per 30 centesimi. Però deve aspettare il suo turno perché i cellulari da ricaricare sono tanti e quindi deve tornare dopo un paio di giorni. Costo del viaggio: 20 dollari. Adesso la sua vita è cambiata: per 80 dollari la sua famiglia ha comprato un pannello solare. Serve a ricaricare il cellulare e a tenere accese quattro lampadine a basso consumo. Anche i figli hanno voti migliori a scuola perché possono studiare anche dopo il tramonto. Se guardate il mondo dal satellite di notte vedete che tutta la luce è concentrata nell’emisfero nord; l’Africa, in particolare, è il posto più buio del mondo. La rete elettrica infatti, a parte le città più grandi, è inesistente. Un pannello solare può così cambiare la vita di un’intera famiglia.
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9 aprile 2013 alle ore 1:47 pm

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