Marco Sotgiu non-blog

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Ma quanto puzza il Pil cinese?

Questo è un "gard'vin"

Compro un paio di scarpe. Nere. Le provo, perfette; con i jeans poi stanno benissimo. Le porto a casa, le spacchetto e un tremendo odore misto di petrolio e di gomma bruciata mi prende alla gola. Tengo le scarpe fuori dalla finestra una settimana, due settimane, ma l’odore è sempre lì, sembra di camminare su pneumatici usati.

Compro un phon. La marca è quella della più grande azienda europea di elettrodomestici. Design olandese. Sei velocità. Turbo boost. Faccio uno shampoo (peeling allo zinco piritione, mica ciccioli). Accendo il phon e al posto del solito profumo di lavanda mi investe un vento puzzolente, un misto di petrolio e di gomma bruciata. Quasi svengo.

Compro una lavastoviglie. La marca emiliana più famosa nel mondo. Me la installano. Silenziosa, veloce, consumi bassissimi, persino bella, tutta lucida. Al primo lavaggio apro lo sportello ed esce una nuvola di vapore da togliere il fiato: il solito misto petrolio-gomma bruciata. Barcollo.

Compro su internet un “gard’vin” francese (stavolta la dico la marca: L’Atelier du vine, fondata nel 1926). Serve a proteggere dall’ossidazione uno chardonnay californiano Cartlidge & Browne annata 2000 (invecchiato sei mesi in barrique americane: un fiorire di aromi di vaniglia, limone, pesca…). Estraggo il tappo ermetico del “gard’vin”… indovinate? Puzza inconfondibilmente di petrolio e gomma bruciata. Altro che il mio chardonnay… ucciderebbe anche l’aceto bianco della coop.

Penso di essere malato; una di quelle sindromi di cui va a caccia il dottor House. Il mio cervello confonde gli odori e li trasforma in un misto chimico di petrolio e gomma. Tipo carenza spontanea di colinesterasi, o un allele difettoso nel gene Hfe, esclamerebbe il dottor House agitando il bastone da zoppetto.

La spiegazione non è così facile. Tutti questi oggetti hanno in comune due cose: aver raddoppiato il loro prezzo nel corso degli ultimi due anni ed essere stati fabbricati in Cina. E’ la globalizzazione insomma, è il miracolo cinese, è l’odore inconfondibile del “Made in China”. Sarà anche tossico oltre che schifoso? Non lo suppongo neanche, magari il premier cinese Wen Jiabao è irritabile come quello italiano e mi querela…

Purtroppo non ci posso fare niente: una farfalla sbatte le ali in Cina e sui miei vestiti, sulle stoviglie, sui capelli, sulle cose che mangio si materializza un odore schifoso di petrolio e gomma bruciata. Come consumatore mi rassegno perché ormai la puzza del Made in China è dappertutto. Ma rimugino e rimugino e mi viene un pensiero lucidamente politico. Mi si stagliano chiare davanti agli occhi le parole di Karl Marx (oddìo, si può scrivere Marx?) sul capitalismo industriale, sul processo per cui la merce acquista valore, sulla realizzazione del profitto commerciale. Ma soprattutto quelle sull’avidità dell’uomo, su come il mondo giri attorno a questa avidità, su una forma sociale che ponga freni a questa insita avidità umana. Industriali senza controlli e commercianti senza morale hanno trasformato in questi anni la nostra crescente povertà nei loro galoppanti profitti, hanno trasformato la messa in schiavitù di gran parte del popolo cinese (ma anche di quello indiano, di gran parte dell’est europeo, di molte nazioni arabe) in una straordinaria occasione (per se stessi) di progresso e “quindi” di profitto.
Mi ha detto il venditore della lavastoviglie: guardi che questa non dura mica vent’anni come quella che aveva prima, se le va bene arriva a dieci. Metà valore a un prezzo raddoppiato. Sta in questa semplice formula matematica, semplice e geniale, tutta la magia del miracolo cinese.

Non mi sento tanto bene. Mi guardo allo specchio: sono giallastro, ho gli occhi un po’ allungati. Devono essere gli effluvi di petrolio e gomma bruciata.

O magari avrò solo esagerato con lo chardonnay.

Scritto da marcosotgiu

31 Ottobre 2009 alle ore 8:00 pm

Pubblicato in Senza categoria

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